Tra i vari dati che occorre inserire nel proprio MUD rifiuti per la cui elaborazione e presentazione vi consigliamo di rivolgervi a Nova Ecologica, vi è la necessità di riportare un codice CER relativo alla quantità di rifiuti prodotti, uno alla quantità dei rifiuti dati in recupero e/o in smaltimento ed uno su quelli rimasti in giacenza.
Per definizione, i codici CER sono delle sequenze numeriche costituite da tre coppie di numeri che servono all’identificazione di un rifiuto in base al processo di derivazione.
Esiste infatti un vero e proprio elenco consultabile anche online dove troverete il codice ed i rifiuti che ne fanno parte in maniera precisa e dettagliata.

Codici a specchio: una particolare categoria di rifiuti

I rifiuti con codici a specchio sono tutti quelli che possono essere classificati contemporaneamente come pericolosi e non pericolosi e questo dipende dalla concentrazione in percentuale delle sostanze pericolose.
La presenza però di questi rifiuti difficili da classificare ha determinato dei dubbi sull’assegnazione del giusto codice CER, costringendo determinate categorie di produttori a ricorrere all’analisi chimica per poterli classificare e gestire in maniera giusta.
Com’è facilmente intuibile, immettere un rifiuto nella categoria residuale dei codici a specchio è rischioso, soprattutto perché si potrebbe sbagliare stabilendo la non pericolosità di un prodotto che invece lo è.
Nel corso degli ultimi anni non sono infatti mancate accuse e questioni legislative che hanno visto coinvolto un numero più o meno elevato di produttori o gestori di discariche accusati di non trattare come pericolosi rifiuti che lo fossero avvalendosi di analisi chimiche parziali.
Questo ha comportato, naturalmente, delle domande da parte degli accusati che si sono chiesti se esistessero delle metodiche standard per la determinazione della pericolosità, ma anche come interpretare determinati risultati poco chiari o come agire in caso di impossibilità nella determinazione del rifiuto.

La risposta della Corte di Giustizia

Le domande poste dai gestori dei rifiuti sono sicuramente comprensibili e corrette, motivo per cui la risposta da parte della Corte di Giustizia non si è fatta attendere.
Essa ha infatti affermato che chiunque possa classificare il proprio rifiuto con un codice speculare, nel caso in cui non dovesse conoscerne la reale composizione chimica e quindi la percentuale di materiale pericoloso presente, allora sarà costretto a classificarlo come pericoloso per evitare eventuali danni successivi.
Pertanto prestate sempre attenzione e soprattutto rivolgetevi a professionisti del settore e non correrete alcun rischio.